Pubblicato da: Rino | novembre 21, 2011

Le tristi dimissioni dell’ Ex Premier…Una vittoria di Pirro?

“L’Italia è il Paese che amo, qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato da mio padre e dalla vita il mio mestiere di imprenditore, qui ho appreso la passione per la libertà.”
Così iniziò nel lontano 26 gennaio 1994 l’avventura politica di Silvio Berlusconi, e come in una telenovelas riprendendo quelle parole si conclude dopo 17 anni di amore ed odio il tormentato rapporto con il popolo italiano.

12 novembre 2011:
22:00:

Il premier Silvio Berlusconi ha ufficialmente dato le dimissioni nelle mani del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. La notizia è stata accolta da un lungo applauso dalla folla in piazza, che fino a qualche momento prima fischiava e urlava buffone e dimissioni all’ormai ex presidente.

La parabola di Silvio Berlusconi attraversa la politica italiana da 17 anni, protagonista nel bene e nel male, tra successi e insuccessi elettorali, contratti con gli italiani firmati davanti ad una telecamera, inchieste giudiziarie e duri scontri con la magistratura. L’uomo che prima e meglio di altri aveva compreso il potere del mezzo televisivo. Trasforma la tv via cavo di Milano 2 in una televisione nazionale: nascono Canale 5, prima rete televisiva nazionale alternativa alla Rai, e Publitalia, la concessionaria di pubblicità. Attività che fanno capo all’holding Fininvest, fondata nel 1978. Il successo ottenuto con Canale 5 lo spinge anche ad acquistare Italia Uno (da Rusconi nel 1982) e Retequattro (da Mondadori nel 1984) che trasforma in un network nazionale.

E’ innegabile e bisogna dargliene atto che l’ormai ex Primo ministro ha sfruttato appieno il mezzo televisivo, (gettando le basi al suo ingresso in politica), come a suo tempo fece Mussolini con la radio. Parlava un linguaggio diretto e facilmente comprensibile, lontano dalle sofisticherie del ceto allevato dalla partitocrazia. Inutile sottolineare che questa concentrazione mediatica di potere abbia giovato al suo consolidamento di uomo politico oltre che di business man.


Il regista e drammaturgo Dario Fo, lo scrittore Umberto Eco, il regista Nanni Moretti e il comico Beppe Grillo hanno rilasciato pubbliche dichiarazioni circa le conseguenze che i valori veicolati dai media di Berlusconi potrebbero avere, secondo la loro opinione, alla lunga sulla stessa società civile, indirizzandone gusti e tendenze allo scopo di favorire la sua parte politica. Secondo questa linea di pensiero, la comparsa sulla scena politica di Berlusconi avrebbe causato profonde mutazioni di costume nel tessuto civile del Paese e tra le sue diverse componenti sociali. Essi sostengono che sarebbe improprio, in un sistema democratico, esercitare al contempo azione di governo e di controllo su fonti di informazione a causa dell’influenza che i mass media (tv, radio,stampa, Internet) possono esecitare sulla società. La tesi di tale denuncia è che in Italia ci sarebbe uno sbilanciamento mediatico, possibile veicolo di orientamento dell’opinione pubblica attraverso metodi di propaganda più o meno nascosta, e che guidare una coalizione politica e al contempo un gruppo mediatico editoriale risulta contrario ai principi di equilibrio stabiliti dalla Costituzione italiana; tali principi trovano concreta tutela anche per mezzo dell’art. 10 DPR 30 marzo 1957 n.361, ove si prevede la «ineleggibilità di coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o imprese private risultano vincolati allo Stato per contratti di opere o di somministrazioni oppure per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica» .

Vorrei tralasciare e non approfondire la turbolenta via crucis giudiziaria del Cavaliere negli ultimi anni solo per citarne alcuni: Lodo Mondadori, All Iberian, caso Mills, caso Saccà, Mediatrè, Caso Ruby, Caso Carfagna, Caso dell’Utri, Telecinco, Sme-Ariosto e vari processi per corruzione, evasione fiscale, abuso d’ufficio, ecct molti archiviati per prescrizione, altri estinti per avvenuta amnstia, qualche assoluzione e molti ancora in corso.
Berlusconi è stato anche il presidente della “battuta”. Dall’abbronzatura di Obama alle uscite infelici sui gay, dai vari bunga bunga ed escort al continuo riferimento ai “comunisti”, spesso presi di mira dal premier più di quanto non abbiano realmente fatto loro con lui.

Non solo, Silvio Berlusconi sarà ricordato anche per le innumerevoli promesse fatte, non solo in campagna elettorale o in Parlamento ma anche, e soprattutto, in televisione (come dimenticare il “contratto con gli italiani” stipulato in diretta televisiva negli studi di Bruno Vespa). Promesse e provocazioni con tanto di frasi ad effetto volte a scatenare il delirio tra i suoi fans (sì, con Berlusconi si può parlare anche di fans): “Vogliamo anche vincere il cancro!”, “Abbiamo l’intenzione di passare alla storia come il governo che ha sconfitto la mafia”, annunci che, gli garantiranno per molto tempo le prime pagine dei giornali… nazionali ed esteri e l’attenzione della satira e dei comici.


Un’altra copertina dell’Economist dedicata al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Titolo a caratteri cubitali: “L’uomo che ha fregato un paese intero” – “The man who screwed an entire country”.

Berlusconi nell’ultimo videomessaggio alla nazione si esprime amareggiato e triste per la reazione di quei manifestanti che ieri hanno festeggiato con fischi e cori di contestazioni le sue dimissioni, paragonate ad un gesto generoso e responsabile. Berlusconi si rivolge per prima a loro, ricordando che lui non se ne andrà, ma che il suo impegno per liberare il Paese dalle incrostazioni ideologiche e corporative, sarà raddoppiato sin da domani.
Quest’ultima dichiarazione mi lascia alquanto preoccupato…
Ma oramai il regno berlusconiano è finito, l’ex premier lascia il paese in una crisi economica e sociale profonda, l’insofferenza, il malcontento generale e la totale sfiducia nelle istituzioni nè sono la dimostrazione. Il nuovo governo tecnico presieduto da Mario Monti ha un arduo compito, risollevare un paese screditato internazionalmente sommerso dal debito pubblico e con il morale ai minimi storici…
Ma da adesso in poi è necessario pensare al futuro del paese, unire gli sforzi evitando le divisioni partitiche ed i giochi di potere per cercare di uscire insieme e rafforzati dalla crisi.

Alessio Rastani, il falso trader intervistato dalla Bbc, aveva detto: «Non sono i governi, è Goldman Sachs che domina il mondo». Ora la novità è legata a Mario Monti, numero uno della Bocconi e da tempo membro del “Research Advisory Council” , consulente internazionale del “Goldman Sachs Global Market Institute” (che è una delle maggiori banche d’affari e di speculazione del mondo e che secondo i dati diffusi da Milano Finanza, avrebbe innescato l’ondata di vendite di Btp italiani, che ha portato all’impennata dello spread e che ha favorito l’instaurazione del nuovo governo tecnico), sarà il nuovo inquilino di Palazzo Chigi, e guiderà l’esecutivo che tirerà l’Italia fuori dal pantano.   

E adesso…


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