Pubblicato da: Rino | gennaio 6, 2012

La facilità con cui siamo abituati a chiamarli “Eroi”

Su facebook e youtube è possibile trovare ancora i video di un Eurodeputato Inglese Nigel Farage. Premessa: Le cose che dice sono perfettamente legittime e condivisibili, ma non fatene un eroe… E’ un appartenente e fondatore dell’L'UKIP (United Kingdom Indipendent Party) fondato nel 1993 da Alan Sked e gli altri membri provenienti tutti dall’Anti-Federalist League. Ed è vicino alla Lega Nord visto che “insieme a Francesco Speroni (che nel 2011, in linea con Roberto Castelli, propone di sparare sui barconi provenienti da Tunisia e Libia) ha fondato il gruppo parlamentare Europa della Libertà e della Democrazia, ponendosi subito in aperto contrasto con i commissari, consiglieri e i funzionari europei non eletti dal popolo ma nominati dall’alto della Commissione Europea e del Consiglio dell’Unione Europea”. Il loro obiettivo principale era il ritiro del Regno Unito dall’Unione europea. Sono profondamente nazionalisti e odiano la Germania, l’Italia e l’Unione Europea. Questa è la nomea che hanno in Inghilterra. Non prendete per oro tutto quel che luccica… Ha detto qualcosa di estremamente vero, ma il suo scopo non è difendere l’Italia o la Grecia e solo quello di far clamore, cambiare la loro alquanto negativa reputazione in Inghilterra e mettere in ridicolo l’Unione Europea.

Ecco cosa dice la politica dell’Ukip sulla giustizia e i diritti umani:

Scrap the misconceived Human Rights Act. This will make Britain safer by removing obstacles that prevent the deportation of dangerous Imams, terror suspects and criminals to countries where they are wanted for trial. This policy is in line with the UK’s current prisoner exchange and extradition treaties. UKIP will also halt European moves to give prisoners the vote:

http://www.ukip.org/content/ukip-policies/2340-criminal-justice-ukip-policy

Qui invece potete trovare I vari commenti degli inglesi riguardo al Vostro nuovo eroe Nigel Farage

http://www.reddit.com/r/videos/comments/mi9lf/european_parliament_outburst_by_nigel_farage_we/

In Italia né abbiamo già molti di eroi in ascesa e discesa penso che non sia assolutamente necessario importarli anche dall’estero. Ma noi italiani siam così ci esaltiamo per delle ovvietà, sicuramente condivisibili, ma il contesto e i motivi da cui sono dettate a noi interessano poco, siamo sempre attirati dalle frasi ad effetto e dalle uscite irriverenti che caratterizzavano anche la prima fase d’oro berlusconiana.

“L’Italia è il Paese che amo, qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato da mio padre e dalla vita il mio mestiere di imprenditore, qui ho appreso la passione per la libertà.”
Così iniziò nel lontano 26 gennaio 1994 l’avventura politica di Silvio Berlusconi, e come in una telenovelas riprendendo quelle parole si conclude dopo 17 anni di amore ed odio il tormentato rapporto con il popolo italiano.

12 novembre 2011:
22:00:

Il premier Silvio Berlusconi ha ufficialmente dato le dimissioni nelle mani del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. La notizia è stata accolta da un lungo applauso dalla folla in piazza, che fino a qualche momento prima fischiava e urlava buffone e dimissioni all’ormai ex presidente.

La parabola di Silvio Berlusconi attraversa la politica italiana da 17 anni, protagonista nel bene e nel male, tra successi e insuccessi elettorali, contratti con gli italiani firmati davanti ad una telecamera, inchieste giudiziarie e duri scontri con la magistratura. L’uomo che prima e meglio di altri aveva compreso il potere del mezzo televisivo. Trasforma la tv via cavo di Milano 2 in una televisione nazionale: nascono Canale 5, prima rete televisiva nazionale alternativa alla Rai, e Publitalia, la concessionaria di pubblicità. Attività che fanno capo all’holding Fininvest, fondata nel 1978. Il successo ottenuto con Canale 5 lo spinge anche ad acquistare Italia Uno (da Rusconi nel 1982) e Retequattro (da Mondadori nel 1984) che trasforma in un network nazionale.

E’ innegabile e bisogna dargliene atto che l’ormai ex Primo ministro ha sfruttato appieno il mezzo televisivo, (gettando le basi al suo ingresso in politica), come a suo tempo fece Mussolini con la radio. Parlava un linguaggio diretto e facilmente comprensibile, lontano dalle sofisticherie del ceto allevato dalla partitocrazia. Inutile sottolineare che questa concentrazione mediatica di potere abbia giovato al suo consolidamento di uomo politico oltre che di business man.


Il regista e drammaturgo Dario Fo, lo scrittore Umberto Eco, il regista Nanni Moretti e il comico Beppe Grillo hanno rilasciato pubbliche dichiarazioni circa le conseguenze che i valori veicolati dai media di Berlusconi potrebbero avere, secondo la loro opinione, alla lunga sulla stessa società civile, indirizzandone gusti e tendenze allo scopo di favorire la sua parte politica. Secondo questa linea di pensiero, la comparsa sulla scena politica di Berlusconi avrebbe causato profonde mutazioni di costume nel tessuto civile del Paese e tra le sue diverse componenti sociali. Essi sostengono che sarebbe improprio, in un sistema democratico, esercitare al contempo azione di governo e di controllo su fonti di informazione a causa dell’influenza che i mass media (tv, radio,stampa, Internet) possono esecitare sulla società. La tesi di tale denuncia è che in Italia ci sarebbe uno sbilanciamento mediatico, possibile veicolo di orientamento dell’opinione pubblica attraverso metodi di propaganda più o meno nascosta, e che guidare una coalizione politica e al contempo un gruppo mediatico editoriale risulta contrario ai principi di equilibrio stabiliti dalla Costituzione italiana; tali principi trovano concreta tutela anche per mezzo dell’art. 10 DPR 30 marzo 1957 n.361, ove si prevede la «ineleggibilità di coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o imprese private risultano vincolati allo Stato per contratti di opere o di somministrazioni oppure per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica» .

Vorrei tralasciare e non approfondire la turbolenta via crucis giudiziaria del Cavaliere negli ultimi anni solo per citarne alcuni: Lodo Mondadori, All Iberian, caso Mills, caso Saccà, Mediatrè, Caso Ruby, Caso Carfagna, Caso dell’Utri, Telecinco, Sme-Ariosto e vari processi per corruzione, evasione fiscale, abuso d’ufficio, ecct molti archiviati per prescrizione, altri estinti per avvenuta amnstia, qualche assoluzione e molti ancora in corso.
Berlusconi è stato anche il presidente della “battuta”. Dall’abbronzatura di Obama alle uscite infelici sui gay, dai vari bunga bunga ed escort al continuo riferimento ai “comunisti”, spesso presi di mira dal premier più di quanto non abbiano realmente fatto loro con lui.

Non solo, Silvio Berlusconi sarà ricordato anche per le innumerevoli promesse fatte, non solo in campagna elettorale o in Parlamento ma anche, e soprattutto, in televisione (come dimenticare il “contratto con gli italiani” stipulato in diretta televisiva negli studi di Bruno Vespa). Promesse e provocazioni con tanto di frasi ad effetto volte a scatenare il delirio tra i suoi fans (sì, con Berlusconi si può parlare anche di fans): “Vogliamo anche vincere il cancro!”, “Abbiamo l’intenzione di passare alla storia come il governo che ha sconfitto la mafia”, annunci che, gli garantiranno per molto tempo le prime pagine dei giornali… nazionali ed esteri e l’attenzione della satira e dei comici.


Un’altra copertina dell’Economist dedicata al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Titolo a caratteri cubitali: “L’uomo che ha fregato un paese intero” – “The man who screwed an entire country”.

Berlusconi nell’ultimo videomessaggio alla nazione si esprime amareggiato e triste per la reazione di quei manifestanti che ieri hanno festeggiato con fischi e cori di contestazioni le sue dimissioni, paragonate ad un gesto generoso e responsabile. Berlusconi si rivolge per prima a loro, ricordando che lui non se ne andrà, ma che il suo impegno per liberare il Paese dalle incrostazioni ideologiche e corporative, sarà raddoppiato sin da domani.
Quest’ultima dichiarazione mi lascia alquanto preoccupato…
Ma oramai il regno berlusconiano è finito, l’ex premier lascia il paese in una crisi economica e sociale profonda, l’insofferenza, il malcontento generale e la totale sfiducia nelle istituzioni nè sono la dimostrazione. Il nuovo governo tecnico presieduto da Mario Monti ha un arduo compito, risollevare un paese screditato internazionalmente sommerso dal debito pubblico e con il morale ai minimi storici…
Ma da adesso in poi è necessario pensare al futuro del paese, unire gli sforzi evitando le divisioni partitiche ed i giochi di potere per cercare di uscire insieme e rafforzati dalla crisi.

Alessio Rastani, il falso trader intervistato dalla Bbc, aveva detto: «Non sono i governi, è Goldman Sachs che domina il mondo». Ora la novità è legata a Mario Monti, numero uno della Bocconi e da tempo membro del “Research Advisory Council” , consulente internazionale del “Goldman Sachs Global Market Institute” (che è una delle maggiori banche d’affari e di speculazione del mondo e che secondo i dati diffusi da Milano Finanza, avrebbe innescato l’ondata di vendite di Btp italiani, che ha portato all’impennata dello spread e che ha favorito l’instaurazione del nuovo governo tecnico), sarà il nuovo inquilino di Palazzo Chigi, e guiderà l’esecutivo che tirerà l’Italia fuori dal pantano.   

E adesso…

Pubblicato da: Rino | novembre 7, 2011

Credibilità ZeRo…

Un governo ed il suo leader ormai alla frutta!! Un governo che ha perso da tempo credibilità, in Italia, all’estero e all’interno della stessa maggioranza. Ma il Premier Continua:
‘Girano nei palazzi romani chiacchiere e pettegolezzi su un argomento: le dimissioni di questo governo. Mi spiace di deludere i nostalgici della Prima Repubblica quando i governi duravano in media 11 mesi, ma la responsabilita’ nei confronti degli elettori e del Paese impongono a noi e al nostro governo di continuare nella battaglia di civilta’ che stiamo conducendo in questo difficile momento di crisi”.
Perchè insistere…?
Ma il nostro amatissimo continua a deliziare il pubblico internazionale ridicolizzando di conseguenza il paese. L’impresa, già ardua, di far uscire dalla crisi un paese diventa un’utopia se il suo leader ha perso completamente la credibilità dei patners europei, che continuano a ridicolizzarlo pubblicamente.
Siamo arrivati al punto di chiedere il controllo e la certificazione del FMI perchè abbiam perso la credibilità dell’Europa e dei Mercati, infatti il Fondo monetario internazionale sottoporra’ l’Italia e Silvio Berlusconi ”al test della realta”. Lo afferma il direttore generale del Fmi, Christine Lagarde, in un’intervista a Le Monde.”E’ l’Italia che ha richiesto la nostra supervisione – spiega – il suo presidente del consiglio non voleva un piano classico del Fondo. Si e’ detto: ‘Mi sono impegnato a realizzare delle riforme, ma i mercati non mi credono. Chiedo che un terzo indipendente dimostri la veridicita’ di quello che dico”. Mentre anche i quotidiani britannici scrivono :
‘In nome di Dio, dell’Italia e dell’ Europa, vai via!”. E’ l’invito inequivocabile dell’Ft al premier Berlusconi. Il quotidiano britannico, che dedica l’intera apertura della prima pagina alle vicende italiane, sostiene che ”solo un cambio di leadership potra’ ridare credibilita’ all’Italia”. Un cambio di leader ”imperativo” anche se, aggiunge, ”sarebbe ingenuo credere che quando Berlusconi se ne andra’, l’Italia possa reclamare subito piena fiducia dei mercati”. Ma la telenovelas purtroppo continua.

Pubblicato da: Rino | ottobre 4, 2011

La fine di un sogno chiamato libertà…

In questi giorni blogger e consumAttori sono in fermento. Il disegno di legge “Norme in materia di intercettazioni telefoniche” rischia di impoverire culturalmente una nazione già affossata, da tagli ad università e ricerca. L’impoverimento economico è dovuto principalmente ad un malessere culturale di una nazione in declino, un tempo tempio e culla del mediterraneo. Le sciagurate decisioni di una classe politica incapace di fronteggiare una crisi mondiale non hanno fine. Da poche ore a questa parte Wikipedia Italia è chiusa, e rischia di rimanerlo per sempre. Censurare o comunque porre forti limitazioni a Wikipedia, che rappresenta una fonte di informazione libera, GRATUITA, (simbolo di condivisione e del web 2.0) è l’ennesima furbata di un governo che cerca di controllare i cittadini, limitandoli ed impoverendoli culturalmente. La libertà di pensiero è sacra ed inviolabile, l’articolo 21 della Costituzione cita testualmente “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.”[..].

Posto di seguito il comunicato ufficiale di Wikipedia, e poi condividilo. Se hai un blog copiaincollalo, altrimenti fai girare il comunicato su ogni social network a tua disposizione.

Cara lettrice, caro lettore,
in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c’è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero.
Negli ultimi 10 anni, Wikipedia è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. Una nuova e immensa enciclopedia multilingue, che può essere consultata in qualunque momento senza spendere nulla.
Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni.
Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l’obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine.
Purtroppo, la valutazione della “lesività” di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all’opinione del soggetto che si presume danneggiato.
Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiederne non solo la rimozione, ma anche la sostituzione con una sua “rettifica”, volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti.
In questi anni, gli utenti di Wikipedia (ricordiamo ancora una volta che Wikipedia non ha una redazione) sono sempre stati disponibili a discutere e nel caso a correggere, ove verificato in base a fonti terze, ogni contenuto ritenuto lesivo del buon nome di chicchessia; tutto ciò senza che venissero mai meno le prerogative di neutralità e indipendenza del Progetto. Nei rarissimi casi in cui non è stato possibile trovare una soluzione, l’intera pagina è stata rimossa.
L’obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza: tale limitazione snatura i principi alla base dell’Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l’abbiamo conosciuta fino a oggi.
Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell’onore e dell’immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall’articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.
Con questo comunicato, vogliamo mettere in guardia i lettori dai rischi che discendono dal lasciare all’arbitrio dei singoli la tutela della propria immagine e del proprio decoro invadendo la sfera di legittimi interessi altrui. In tali condizioni, gli utenti della Rete sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per “non avere problemi”.

Vogliamo poter continuare a mantenere un’enciclopedia libera e aperta a tutti. La nostra voce è anche la tua voce: Wikipedia è già neutrale, perché neutralizzarla?

Gli utenti di Wikipedia

Premessa: ieri sera a Porta a Porta si è parlato del comma 29, il cosiddetto ammazza-blog, ma gli spettatori di certo non avranno capito di cosa si tratta. E siccome per Gasparri e dintorni Internet è uno strumento micidiale, è evidente che i nostri politici e la nostra classe dirigente

1) non sanno niente della rete e pure legiferano su di essa
2) non hanno idea del mondo che c’è qui dentro
3) hanno bisogno di un corso full immersion del comma ammazza-blog che stanno per legiferare.
Bene il corso glielo offriamo noi, gratuitamente, perché caro Gasparri sì, Internet è uno strumento micidiale di libertà, di creatività, di condivisione di sapere e di conoscenza.
Mondi inesplorati, capisco perfettamente.

Probabilmente oggi stesso ricomincerà il dibattito parlamentare sul disegno di legge in materia di riforma delle intercettazioni, disegno di legge che introdurrebbe, una volta approvato, numerose modifiche al nostro ordinamento lungo tre direttrici: limitazioni alla utilizzabilità dello strumento delle intercettazioni da parte dei magistrati; divieto di pubblicazione di atti di indagine per i giornalisti, anche se si tratta di atti non più coperti da segreto; estensione di parte della normativa sulla stampa all’intera rete.
Cerchiamo di chiarire sinteticamente i dubbi espressi in materia.

Il disegno di legge di riforma delle intercettazioni ha un impatto significativo sulla rete?
Il ddl di riforma della normativa sulle intercettazioni influisce sulla rete in due modi, innanzitutto perché le limitazioni introdotte dal ddl in merito alla pubblicabilità degli atti di indagine riguarda, ovviamente, anche la rete, relativamente al giornalismo professionale, ma soprattutto perché in esso è presente il comma 29 che è scritto specificamente per la rete. Cosa prevede il comma 29? Il comma 29 estende parte della legislazione in materia di stampa, prevista dalla legge n. 47 del 1948, alla rete, in particolare l’art. 8 che prevede la cosiddetta “rettifica”

Cosa è la rettifica?
La rettifica è un istituto previsto per i giornali e le televisione, introdotto al fine di difendere i cittadini dallo strapotere dei media unidirezionali e di bilanciare le posizioni in gioco. Nell’ipotesi di pubblicazione di immagini o di notizie in qualche modo ritenute dai cittadini lesive della loro dignità o contrarie a verità, un semplice cittadino potrebbe avere non poche difficoltà nell’ottenere la “correzione” di quelle notizie, e comunque ne trascorrerebbe molto tempo con ovvi danni alla sua reputazione. Per questo motivo è stata introdotta la rettifica che obbliga i direttori o i responsabili dei giornali o telegiornali a pubblicare gratuitamente le dichiarazioni o le rettifiche dei soggetti che si ritengono lesi.

Il comma 29 estende la rettifica a tutta la rete?
La norma in questione estende la rettifica a tutti i “siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”. La frase “ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica” è stata introdotta in un secondo momento proprio a chiarire, a seguito di dubbi sorti tra gli esperti del ramo che propendevano per una interpretazione restrittiva della norma (quindi applicabile solo ai giornali online), che la norma deve essere invece applicata a tutti i siti online. Ovviamente sorge comunque la necessità di chiarire cosa si intenda per “siti informatici”, per cui, ad esempio, potrebbero rimanere escluse la pagine dei social network, oppure i commenti alle notizie. Al momento non è dato sapere se tale norma si applicherà a tutta la rete, in ogni caso è plausibile ritenere che tale obbligo riguarderà gran parte della rete.

Entro quanto tempo deve essere pubblicata la rettifica inviata ad un sito informatico?
Il comma 29 estende la normativa prevista per la stampa, per cui il termine per la pubblicazione della rettifica è di due giorni dall’inoltro della medesima, e non dalla ricezione. La pubblicazione deve avvenire con “le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”.

E’ possibile aggiungere ulteriori elementi alla notizia, dopo la rettifica?
Il ddl prevede che la rettifica debba essere pubblicata “senza commento”, la qual cosa fa propendere per l’impossibilità di aggiungere ulteriori informazioni alla notizia, in quanto potrebbero essere intese come un commento alla rettifica stessa. Ciò vuol dire che non dovrebbe essere nemmeno possibile inserire altri elementi a corroborare la veridicità della notizia stessa.

Se io scrivo sul mio blog “Tizio è un ladro”, sono soggetto a rettifica anche se ho documentato il fatto, ad esempio con una sentenza di condanna per furto?
La rettifica prevista per i siti informatici è sostanzialmente quella della legge sulla stampa, la quale chiarisce che le informazioni da rettificare non sono solo quelle contrarie a verità, bensì tutte le informazioni, atti, pensieri ed affermazioni “da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità”, laddove essi sono i soggetti citati nella notizia. Ciò vuol dire che il giudizio sulla assoggettabilità delle informazioni alla rettifica è esclusivamente demandato alla persona citata nella notizia. Non si tratta affatto, in conclusione, di una valutazione sulla verità, per come è congegnata la rettifica in sostanza si contrappone la “verità” della notizia ad una nuova “verità” del rettificante, con ovvio scadimento di entrambe le “verità” a mera opinione (Cassazione n. 10690 del 24 aprile 2008: “l’esercizio del diritto di rettifica… è riservato, sia per l’an che per il quomodo, alla valutazione soggettiva della persona presunta offesa, al cui discrezionale ed insindacabile apprezzamento è rimesso tanto di stabilire il carattere lesivo della propria dignità dello scritto o dell’immagine, quanto di fissare il contenuto ed i termini della rettifica; mentre il direttore del giornale (o altro responsabile) è tenuto, nei tempi e con le modalità fissate dalla suindicata disposizione, all’integrale pubblicazione dello scritto di rettifica, purché contenuto nelle dimensioni di trenta righe, essendogli inibito qualsiasi sindacato sostanziale, salvo quello diretto a verificare che la rettifica non abbia contenuto tale da poter dare luogo ad azione penale”).

Come deve essere inviata la richiesta di rettifica?
La normativa non precisa le modalità di invio della rettifica, per cui si deve ritenere utilizzabile qualunque mezzo, fermo restando che dopo dovrebbe essere possibile provare quanto meno l’invio della richiesta. Per cui anche una semplice mail (non posta certificata) dovrebbe andare bene.

Cosa accade se non rettifico nei due giorni dalla richiesta?
Se non si pubblica la rettifica nei due giorni dalla richiesta scatta una sanzione fino a 12.500 euro.

Che succede se vado in vacanza, mi allontano per il week end, o comunque per qualche motivo non sono in grado di accedere al computer e non pubblico la rettifica nei due giorni indicati?
Queste ipotesi non sono previste come esimenti, per cui la mancata pubblicazione della rettifica nei due giorni dall’inoltro fa scattare comunque la sanzione pecuniaria. Eventualmente sarà possibile in seguito adire l’autorità giudiziaria per cercare di provare l’impossibilità sopravvenuta alla pubblicazione della rettifica. È evidente, però, che non si può chiedere l’annullamento della sanzione perché si era in “vacanza”, occorre comunque la prova di un accadimento non imputabile al blogger.

La rettifica prevista dal comma 29 è la stessa prevista dalla legge sulla privacy?
No, si tratta di due cose ben diverse anche se in teoria ci sarebbe la possibilità di una sovrapposizione parziale. La legge sulla privacy consente al cittadino di chiedere ed ottenere la correzione di dati personali, mentre la rettifica ai sensi del comma 29 riguarda principalmente notizie.

Con il comma 29 si equipara la rete alla stampa?
Con il suddetto comma non vi è alcuna equiparazione di rete e stampa, anche perché tale equiparabilità è stata più volte negata dalla Cassazione. Il comma 29 non fa altro che estendere un solo istituto previsto per la stampa, quello della rettifica, a tutti i siti informatici.

Con il comma 29 anche i blog non saranno più sequestrabili, come avviene per la stampa?
Assolutamente no, come già detto con il comma 29 non si ha alcuna equiparazione della rete alla stampa, si estende l’obbligo burocratico della rettifica ma non le prerogative della stampa, come l’insequestrabilità. Questo è uno dei punti fondamentali che dovrebbe far ritenere pericoloso il suddetto comma, in quanto per la stampa si è voluto controbilanciarne le prerogative, come l’insequestrabilità, proprio con obblighi tipo la rettifica. Per i blog non ci sarebbe nessuna prerogativa da bilanciare.

Posso chiedere la rettifica per notizie pubblicate da un sito che ritengo palesemente false?
E’ possibile chiedere la rettifica solo per le notizie riguardanti la propria persona, non per fatti riguardanti altri.

Se ritengo che la rettifica non sia dovuta, posso non pubblicarla?
Ovviamente è possibile non pubblicarla, ma ciò comporterà certamente l’applicazione della sanzione pecuniaria. Come chiarito sopra la rettifica non si basa sulla veridicità di una notizia, ma esclusivamente su una valutazione soggettiva della sua lesività. Per cui anche se il blogger ritenesse che la notizia è vera, sarebbe consigliabile pubblicare comunque la rettifica, anche se la stessa rettifica è palesemente falsa.

Chi è il soggetto obbligato a pubblicare la rettifica, il titolare del dominio, il gestore del blog?
Questa è un’altra problematica che non ha una risposta certa. La rettifica nasce in relazione alla stampa o ai telegiornali, per i quali esiste sempre un direttore responsabile. Per i siti informatici non esiste una figura canonizzata di responsabile, per cui allo stato non è dato sapere chi è il soggetto obbligato alla rettifica. Si può ipotizzare che l’obbligo sia a carico del gestore del blog, o più probabilmente che debba stabilirsi caso per caso.

Sono soggetti a rettifica anche i commenti?
Anche qui non è possibile dare una risposta certa al momento. In linea di massima un commento non è tecnicamente un sito informatico, inoltre il commento è opera di un terzo rispetto all’estensore della notizia, per cui sorgerebbe anche il problema della possibilità di comunicare col commentatore. A meno di non voler assoggettare il gestore del sito ad una responsabilità oggettiva relativamente a scritti altrui, probabilmente il commento non dovrebbe essere soggetto a rettifica.

Pensavo di creare un widget che consente agli utenti di pubblicare direttamente la loro rettifica senza dovermi inviare richieste. In questo modo sono al riparo da eventuali multe?
Assolutamente no, la norma prevede la possibilità che il soggetto citato invii la richiesta di rettifica e non lo obbliga affatto ad adoperare widget o similari. Quindi anche l’attuazione di oggetti di questo tipo non esime dall’obbligo di pubblicare rettifiche pervenute secondo differenti modalità (ad esempio per mail).

Pensavo di aprire un blog su un server estero, in questo modo non sarei più soggetto alla rettifica?
Per non essere assoggettati all’obbligo della rettifica è necessario non solo avere un sito hostato su server estero, ma anche risiedere all’estero, come previsto dalla normativa europea. E, comunque, anche la pubblicazione di notizie su un sito estero potrebbe dare adito a problemi se le notizie provengono da un computer presente in Italia.

E’ vero che in rete è possibile pubblicare tutto quello che si vuole senza timore di conseguenze? E’ per questo che occorre la rettifica?
Questo è un errore comune, ritenere che non vi sia alcuna conseguenza a seguito di pubblicazione di informazioni o notizie online, errore dovuto alla enorme quantità di informazioni immesse in rete, ovviamente difficili da controllare in toto. Si deve inoltre tenere presente che comunque l’indagine penale od amministrativa necessita di tempo, e spesso le conseguenze penali od amministrative a seguito di pubblicazioni online, si hanno a distanza di settimane o mesi. In realtà alla rete si applicano le stesse medesime norme che si applicano alla vita reale, anzi in alcuni casi la pubblicazione online determina l’aggravamento della pena. Quindi un contenuto in rete può costituire diffamazione, violazione di norme sulla privacy o sul diritto d’autore, e così via… Il discorso che spesso si fa è, invece, relativo al rischio che un contenuto diffamante possa rimanere online per parecchio tempo. In realtà nelle ipotesi di diffamazione o che comunque siano lesive per una persona, è sempre possibile ottenere un sequestro sia in sede penale che civile del contenuto online, laddove l’oscuramento avviene spesso nel termine di 48 ore.

Ho letto di un emendamento presentato da alcuni politici che dovrebbe risolvere il problema della rettifica. È un buon emendamento?
Già lo scorso anno fu presentato un emendamento da alcuni parlamentari, che sostanzialmente dovrebbe essere riproposto quest’anno, con qualche modifica. In realtà l’emendamento Cassinelli, dal nome dell’estensore, non migliora di molto la norma: allunga i termini della rettifica a 10 giorni, stabilisce che i commenti non sono soggetti a rettifica, e riduce la sanzione in caso di non pubblicazione. L’allungamento dei termini non è una grande conquista, in quanto l’errore di fondo del comma 29 è l’equiparazione tra rete e stampa, cioè tra attività giornalistica professionale e non professionale, compreso la mera manifestazione del pensiero, tutelata dall’art. 21 della Costituzione, esplicata dai cittadini tramite blog. Per i commenti la modifica è addirittura inutile in quanto una lettura interpretativa dovrebbe portare al medesimo risultato, anzi forse sotto questo profilo l’emendamento è peggiorativo perché invece di “siti informatici” parla di “contenuti online” con una evidente estensione degli stessi (pensiamo alle discussioni nei forum). Tale emendamento viene giustificato con l’esempio del blogger che scrive: “Tizio è un ladro”, ipotesi nella quale, si dice, Tizio ha il diritto di vedere rettificata la notizia falsa. Immaginiamo invece che Tizio effettivamente sia un ladro, la rettifica gli consentirebbe di correggere una notizia vera con una falsa. Se davvero Tizio non è un ladro, invece, non ha alcun bisogno di rettificare, può denunciare direttamente per diffamazione il blogger ed ottenere l’oscuramento del sito in poco tempo.

Ma in sostanza, quale è lo scopo di questa norma?
Una risposta a tale domanda è molto difficile, però si potrebbe azzardarla sulla base della collocazione della norma medesima. Essendo inserita nel ddl intercettazioni, potrebbe forse ritenersi una sorta di norma di chiusura della riforma, riforma con la quale da un lato si limitano le indagini della magistratura, dall’altro la pubblicazione degli atti da parte dei giornalisti. Poi, però, rimarrebbe il problema se un giornalista decide di aprire un blog in rete e pubblicare quelle intercettazioni che sul suo giornale non potrebbe più pubblicare. Ecco che il comma 29 evita questo possibile rischio.

Rino Greco – Riproduzione consigliata, Fonte isegretidellacasta.blogspot.com

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Pubblicato da: Rino | settembre 21, 2011

WhatsApp Messenger: Android + iPhone + Nokia + BlackBerry

Ehilà,  ho appena scaricato WhatsApp Messenger per il mio Android.  Si tratta di un messenger per smartphone che sostituisce gli SMS. Questa app mi consente addirittura di inviare immagini, video e altri file multimedia!  WhatsApp è disponibile per Android, iPhone, Nokia e BlackBerry e non occorre ricordarsi alcun PIN o nome utente. Funziona come le SMS, utilizzando però la tua connessione Internet.   Scaricalo ora da http://www.whatsapp.com/download/ e fai a meno delle SMS.

Pubblicato da: Rino | agosto 27, 2011

Gli scioperi ingiustificabili

In questi giorni giornali e tv cercano di spiegare i perchè di uno sciopero che in un momento del genere sembrano soltanto essere i capricci di un gruppo di bambini viziati e troppo coccolati. Strano ma vero rinviata a data da destinarsi la 1° giornata del campionato di calcio italiano di serie A. I CALCIATORI SONO IN SCIOPERO… Lega e Aic non hanno trovato l’accordo sull’articolo 7 e il contributo di solidarietà, ha fallito anche l’estremo tentativo di un contratto-ponte fino a giugno proposto da Tommasi. Risultato: prima giornata rinviata a data da destinarsi. Un abuso e un utilizzo inappropriato di un diritto fondamentale conquistato duramente negli anni. La crisi economica e finanziaria in cui versa attualmente l’italia, dovrebbe far riflettere politici e calciatori che il loro contributo per uscire dalla crisi è fondamentale. I politici hanno rinviato al 2012 (periodo pre-elettorale) i tagli a stipendi e ministeri, mentre i calciatori fanno le bizze per l’imposizione del cosiddetto contributo di solidarietà che dovrebbero pagare i più abbienti. I motivi dello sciopero sono legati principalmente a due punti:

Articolo 4 i calciatori non accettano un comma che permetta alle società di far gravare sui calciatori le tassazioni straordinarie proposte dal governo.
Articolo 7 le società vorrebbero inserire un comma che permetta l’allenamento separato di alcuni giocatori (non graditi) per evitare rose ampie negli allenamenti.

Potrei pure esser d’accordo con i calciatori riguardo all’articolo 7, ma come si può giuficare questo sciopero assurdo?
Come si fa a spiegare questo sciopero? Come si fa a giustificare che dopo tre mesi trascorsi a parlare di ingaggi record, di acquisti e cessioni a prezzi stratosferici, che sabato e domenica il pallone resterà fermo. Non interessa, al tifoso, e all’operaio in cassa integrazione chi abbia ragione tra calciatori e presidenti. La situazione, intorno, è drammatica: l’incubo della recessione è ricorrente nelle previsioni americane, a tutti vengono richiesti sacrifici e tagli, non bisogna essere demagoghi per giudicare esagerata la protesta di una categoria economicamente ricca.

LO SCIOPERO DEI CALCIATORI… “Una vergogna: verso chi è disoccupato, cassintegrati, dipendenti in mobilità. Questi calciatori si fermano per soldi, ma non davanti alla morte di un ragazzo. Anzi: quando venne ucciso mio figlio, ci fu pure qualcuno che rifiutò il lutto al braccio”. (Giorgio Sandri)

Siamo alle solite. Continui attacchi a “destra” e a manca per sviare l’attenzione dai problemi reali, e dai suoi problemi personali. Crisi economica, caso Ruby, caso Mediatre…Se le cose vanno male la colpa è della sinistra, i Giudici che cercano di far giustizia son di sinistra, tagli alla scuola pubblica xkè da insegnamenti di sinistra, ma basta cn qst sinistra…Il Pdl infatti, ha già annunciato che tra le prossime riforme ha in programma quella di cancellare dal dizionario e vietare l’utilizzo della parola sinistra…

Articolo Ansa

Pubblicato da: Rino | marzo 30, 2011

Violenza su minori e censura su face?

SE HAI VOGLIA DI STUPRARE “LIEVEMENTE” UNA MINORENNE DA OGGI PUOI FARLO !!!Emendamento alla Camera n. 1707: “Niente obbligo di arresto per chi verrà sorpreso a compiere violenze sessuali di LIEVE ENTITA’ verso minori”. La proposta arriva da illustri esponenti del PDL: Gasparri(PdL), Bricolo(Lega), Quagliariello (PdL), Centaro(PdL), Berselli (PdL), Mazzatorta(Lega), Divina (Lega). Vi invito a copiare e incollare.

Questo è il mio post pubblicato sulla mia pagina facebook alle ore 10:42!! Immediatamente provai ad avere maggiori ragguagli x pubblicare i link alla notizia e qualche commento personale da allegare al messaggio!! Questo è il messaggio ricevuto da facebook: “Il messaggio non può essere pubblicato in questa bacheca”.
Casualità, errori tecnici, può darsi… ma i miei amici che provano a condividere quel link dopo qlc minuto inaspettatamente e magicamente il post riesce a dileguarsi!!! Ricordate il mio vecchio post dell’accordo tra il social network fondato da Zuckerberg e il ministero degli interni e la polizia postale. Il patto con cui la Polizia Postale italiana si è fatta concedere da Facebook il diritto di entrare arbitrariamente nei profili degli oltre 15 milioni italiani iscritti a Facebook, senza un mandato della magistratura e senza avvertire l’internauta che si sta spiando.
Il famoso emendamento a furor di popolo è stato in fretta e furia rivisto, ecco il comunicato di cui cito testualmente dall’articolo del corriere (link alla fine dell’articolo) ” La commissione Giustizia del Senato – si legge nel comunicato – ha con grande senso di responsabilità ulteriormente ampliato i casi di arresto obbligatorio in flagranza prevedendo che anche nelle ipotesi di atti sessuali con minorenni si applichi la stessa normativa della violenza sessuale. Per un mero errore materiale – prosegue la nota – non era stata prevista la non applicabilità dell’arresto obbligatorio nei casi di minore gravità così come già avviene per la violenza sessuale”.
UN MERO ERRORE MATERIALE, MA STIAMO SCHERZANDO!!!
Pochi giorni fa, intervenendo a un convegno dell’associazione Telefono Azzurro, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva chiesto alla politica di «intervenire tempestivamente e perfezionare, anche sul piano sanzionatorio, tutte le misure dirette a combattere ogni forma di violenza sui minori».
Si continua a parlare di tribunali, farse, feste, festini e minorenni, ma quando si toccano argomenti scottanti…
ecco il link all’articolo del corriere della sera

Pubblicato da: Rino | marzo 24, 2011

I rimpasti all’italiana…

Entro 10 giorni verra’ completato il rimpasto e saranno coperti i posti rimasti vacanti nella squadra di governo. Il premier ha annunciato un disegno di legge con ‘corsia preferenziale’ per la creazione di 12 nuovi posti da sottosegretario. Tra i ministri che fanno parte della squadra di governo assieme al nuovo entrato Golan risulta Saverio Romano, diventa Ministro dell’Agricoltura: è indagato per corruzione ed altri reati legati a Cosa Nostra… Ormai per entrare in politica devi aver + di 10 processi pendenti in corso e almeno essere imputato per gravi imputazioni, tipo corruzione, favoreggiamento e collusione con la mafia… c’est L’Italia!!!
vedi link fonte ansa

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